Galeb Bazory e il personaggio invisibile
Quando un'assenza distrugge la credibilità narrativa
Di recente ho giocato a Vampire: The Masquerade – Swansong e mi sono trovata davanti a uno dei casi di studio più interessanti di un personaggio costruito bene sulla carta, ma tradito dalla narrazione.
Un errore comune nella scrittura creativa, che riscontro molto spesso nell’editing e durante le sessioni di writing coach dedicate ai personaggi.
In un universo narrativo immerso in una cornice urban fantasy, come Vampire: The Masquerade, che si basa su maschere, gerarchie, desiderio e controllo, costruire personaggi credibili è il nucleo fondamentale.
Realtà e soprannaturale si mescolano in un regime di «esposizione controllata» nel quale i vampiri si muovono, in apparente equilibrio, tra maschera civilizzata e Bestia pura – ovvero l’istinto del predatore.
Se nel gioco di ruolo classico i combattimenti sono più frequenti, nei videogiochi l’interpretazione e le scelte dei personaggi sono centrali. Vampire: The Masquerade – Swansong non fa eccezione: è un gioco fortemente centrato su dialoghi, scelte (e conseguenze) e relazioni; il che rende ogni scelta di caratterizzazione ancora più importante.
In Swansong giochiamo nei panni di tre vampiri, di età, provenienza e clan diversi, alle prese con una crisi che minaccia l’intera Camarilla di Boston: la Seconda Inquisizione.
Grazie alle moderne tecnologie, i vampiri non sono più invisibili come in passato e la Seconda Inquisizione ha strumenti molto più efficaci per riconoscere, stanare e abbattere questi «mostri notturni».
A colpi di tecnologia, vera fede e inflessibilità, anche creature temibili come i vampiri iniziano ad avere paura.
In questo contesto, ogni scelta narrativa pesa doppio. E alcune assenze gridano più delle presenze.
L’assenza grida un nome: Sara Chandler.
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