Scrivere o non scrivere
Il cowboy della scrittura che tira le redini della creatività
Hai la scena in mente. Il computer è acceso, Word, Scrivener o Bibisco, è aperto, la tazza di caffè è ancora calda.
E non scrivi.
Eppure, sai cosa scrivere. Ma c’è qualcosa, una presenza silenziosa, seduta accanto a te, che tira le redini ogni volta che stai per partire. Un cowboy invisibile che non vuole che la storia prenda velocità.
Quella vocina.
Malefica.
« Nooo !»
Scrivere è mettere l’anima su carta.
Anche quando scrivi fantasy, avventura, horror – storie completamente inventate – c’è sempre una parte di te nella pagina.
Le tue paure diventano antagonisti.
Le tue speranze, eroi.
Le persone che ti hanno fatto del male finiscono come personaggi secondari ai quali, finalmente, dai giustizia.
Questo la vocina lo sa. E sa esattamente dove colpire.
Prima della scena alla quale tieni di più.
Prima di arrivare al conflitto.
Prima di posare le dita sulla tastiera.
Prima…
La vocina non è uguale per tutti. Cambia voce, registro, si adatta. Ma il suo obiettivo è sempre lo stesso: inchiodarti alla pagina bianca.
C’è chi la sente dire:
«Che lo fai a fare.»
«Chi vuoi che ti legga.»
«E se ti giudicano?»
C’è chi invece la sente più subdola, quasi ragionevole:
«Finisci prima il lavoro.»
«Aspetta di avere più tempo.»
«Questa scena non è ancora pronta.»
Stessa vocina. Parole diverse. Risultato identico: la pagina rimane bianca.
«Di cosa hai paura, Helen?»
«Di un fiasco totale, con relativa figura da mentecatta?»
— Sliding Doors
Tutti abbiamo paura, ma solo pochi hanno un James al loro fianco e cercano in rete.
Internet è pieno di “5 tecniche per sconfiggere la paura di scrivere”, “8 rituali per sbloccarti”. Le conosci. Forse hai provato qualche rimedio o, addirittura, tutti.
E hai scoperto l’amara verità: non sempre funzionano. O meglio, non funzionano per te, perché tu non sei uguale a chi li ha scritti.
Le motivazioni che ti bloccano sono tue, specifiche, radicate in una storia che solo tu conosci.
Posso dirti di usare il Pomodoro Timer, ma se hai paura di esporti, nessun pomodoro può aiutarti, nemmeno il timer più stylish sul mercato o quello basic che usi per cucinare.
Non esiste una tecnica universale per silenziare la vocina malefica. Esiste, però, un primo passo che funziona sempre: riconoscerla.
Metterti davanti allo specchio e parlarti con franchezza è la cosa più difficile – e più utile – che puoi fare per la tua scrittura.
Hai paura del giudizio? Oppure quella scena “davvero” non ti convince ancora? C’è una differenza enorme tra i due motivi, e confonderli costa caro: tempo, umore e un libro che… non parte.
Stai proteggendo te stesso o la storia?
Solo tu puoi sapere la risposta.
A volte la vocina non ha niente a che fare con la scrittura. La vita ci assorbe: il lavoro, i problemi, una discussione con qualcuno… e la creatività è la prima a pagarne il prezzo.
È la natura umana.
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Per scrivere devi conoscerti. Devi avere il coraggio di dirti le cose onestamente, anche quelle che non ti piacciono sentire.
Perciò, almeno per oggi: abbandona le ventordici tecniche per scrivere. Ascoltati.
Il cowboy che tira le redini ha sempre una ragione. Magari, sei in un burrone narrativo; magari, quella scena è troppo pesante emotivamente per affrontarla adesso.
Capire cosa ti sta dicendo è già metà del lavoro.
Scrivi nei commenti qual è la frase che ti dice la tua vocina malefica. Potresti scoprire di essere in buona compagnia!
Hai una bozza che non riesci a guardare in faccia? O una storia che continui a rimandare, perché non ti sembra ancora pronta? Prenota una sessione di writing coach. È esattamente il posto giusto per portarla.


